I BAMBINI SONO LA STORIA: MUSEO DEL QUADERNO A MILANO


Quan­do apri un cas­set­to, ritro­vi, all’improvviso, il vec­chio qua­der­no di scuo­la e ti fer­mi a sfo­gliar­lo, ricor­dan­do il bam­bi­no di allo­ra. Quan­do dal bau­le del­la casa di fami­glia emer­ge quel qua­der­no con la coper­ti­na nera e ti fai tra­spor­ta­re dai pen­sie­ri di tua non­na bam­bi­na e dei suoi com­pi­ti ripor­ta­ti con scrit­tu­ra puli­ta e ordi­na­ta. Ci si adden­tra con emo­zio­ne in quel­le pagi­ne, memo­ria di un per­cor­so sco­la­sti­co e testi­mo­ni di quel­lo che si era quan­do si sogna­va quel­lo che si sareb­be volu­ti diventare.

A Mila­no, c’è un luo­go in cui quel­la emo­zio­ne si mol­ti­pli­ca per due­mi­la­cin­que­cen­to: è il Museo dei Qua­der­ni di Scuo­la.

Suo­nan­do il cam­pa­nel­lo accan­to a uno di quei pic­co­li por­to­ni in legno che carat­te­riz­za­no le vec­chie case del cen­tro cit­ta­di­no, si entra in uno spa­zio rac­col­to, lumi­no­so e cura­to, dove pren­de for­ma un viag­gio nel mon­do dei pen­sie­ri e del­le paro­le dei bam­bi­ni. Il museo, uni­co al mon­do dedi­ca­to all’esplorazione e alla valo­riz­za­zio­ne del­le memo­rie dell’infanzia. nasce da una col­le­zio­ne di oltre due­mi­la­cin­que­cen­to qua­der­ni e dia­ri, pro­ve­nien­ti da tren­ta­sei Paesi.

Ad acco­glie­re i visi­ta­to­ri c’è Tho­mas Polo­li, idea­to­re del pro­get­to e ani­mo gen­ti­le. Ha ini­zia­to a rac­co­glie­re qua­der­ni di scuo­la, qua­si ven­ti anni fa, e il pro­get­to è cre­sciu­to anno dopo anno, come un’onda silen­zio­sa: pri­ma la digi­ta­liz­za­zio­ne dei mate­ria­li, il lan­cio del­la piat­ta­for­ma nel 2019, infi­ne, nel 2024, l’apertura del museo. Qui, si fon­do­no la visio­ne del­la micro­sto­ria sul­le orme di Car­lo Ginz­burg e l’attenzione al mon­do e alla sto­ria dell’infanzia.

L’esposizione è divi­sa in tre parti. 

“La pri­ma è la pare­te dedi­ca­ta a un excur­sus sto­ri­co del qua­der­no dal­l’Ot­to­cen­to fino ai gior­ni nostri” — spie­ga Tho­mas — “ “ma pro­prio l’uso di docu­men­ti pro­ve­nien­ti dal bas­so intrec­cia i gran­di even­ti del­la sto­ria alla sto­ria socia­le”. Sui pan­nel­li, bre­vi rias­sun­ti, che rac­con­ta­no la visio­ne del ruo­lo del bam­bi­no nel­la socie­tà di ogni perio­do, si alte­ra­no ad aned­do­ti e cita­zio­ni che fan­no da spun­to alle rifles­sio­ni che ogni visi­ta­to­re farà sue. A ren­de­re vivo il rac­con­to, le sche­de che ripro­du­co­no le pagi­ne di qua­der­ni di diver­se par­ti del mon­do, rigo­ro­sa­men­te tra­dot­te in ita­lia­no e in ingle­se, per­ché in que­sto pic­co­lo ango­lo del­la cit­tà arri­va­no visi­ta­to­ri di ogni nazione.
Al cen­tro del­la stan­za un’isola circolare.
Nel peri­me­tro inter­no, è ospi­ta­ta una mostra tem­po­ra­nea, aper­ta fino al pros­si­mo otto­bre: “i qua­der­ni di Mila­no”. E anco­ra nel gio­co tra i pan­nel­li che ripor­ta­no dati e con­te­stua­liz­za­no la ricer­ca — con richia­mi a ope­re pre­zio­se sul mon­do dei bam­bi­ni, come il docu­men­ta­rio “Bam­bi­ni in cit­tà” di Lui­gi Comen­ci­ni — e le pagi­ne ruba­te ai qua­der­ni dei bam­bi­ni, vedia­mo Mila­no attra­ver­so gli occhi dei più pic­co­li nei decen­ni, le sue tra­sfor­ma­zio­ni, le sue bel­lez­ze. “I gior­ni pre­ce­den­ti la dome­ni­ca, la mam­ma con­ti­nua­va a dir­mi che se fos­si sta­ta buo­na, la dome­ni­ca mi avreb­be dato un pre­mio: ma io mai mi sarei imma­gi­na­ta che mi avreb­be­ro con­dot­to al Tea­tro alla Sca­la per la pri­ma vol­ta!”, scri­ve­va una bam­bi­na di quar­ta ele­men­ta­re nel 1926. Sen­za nascon­de­re i pro­ble­mi che sem­bra­no tor­na­re sem­pre, come la man­can­za di spa­zi per giocare.
Nel peri­me­tro ester­no, la ricer­ca sui qua­der­ni pro­po­ne quat­tro per­cor­si: Pro­pa­gan­da, Io, Sogni, Pri­ma­ve­ra. Sono dei pic­co­li appro­fon­di­men­ti tema­ti­ci, trac­ce di stu­di avvia­ti, invi­ti a por­re atten­zio­ne. Nel­le teche, si vedo­no ripro­dot­te pagi­ne di qua­der­ni. “Mi chia­mo Fabio, fre­quen­to la clas­se quin­ta ele­men­ta­re. Con­fes­so di non esse­re mol­to sim­pa­ti­co ma alcu­ni ami­ci rie­sco a con­qui­star­li”, scri­ve­va il pic­co­lo sco­la­ro dal suo ban­co a Mace­ra­ta, nel 1971. O sche­de che pro­pon­go coper­ti­ne di qua­der­ni ico­no­gra­fi­che, come quel­la rea­liz­za­ta per la visi­ta di Hitler a Firen­ze nel 1938.

“L’idea è sem­pre col­le­ga­re la nar­ra­zio­ne sto­ri­ca nota a tut­ti con la nar­ra­zio­ne del­la sto­ria del­l’in­fan­zia che è già mol­to più di nic­chia e poi, anco­ra con la nar­ra­zio­ne con­te­nu­ta nei sin­go­li qua­der­ni.” Lo sguar­do del museo e del lavo­ro di Tho­mas e del­la sua asso­cia­zio­ne “Qua­der­ni Aper­ti” è pro­prio dedi­ca­to ai bam­bi­ni, alla loro vita, al loro sen­ti­re e sen­ti­si nel mon­do, tan­gen­te ma oltre il tema dell’educazione. Un cam­po di stu­dio che nel nostro Pae­se è rap­pre­sen­ta­to dal lavo­ro di Egle Bec­chi, e dal suo sag­gio, “I bam­bi­ni nel­la sto­ria”, pub­bli­ca­to da Laterza.

Così, il museo diven­ta anche inter­lo­cu­to­re di Uni­ver­si­tà e Enti di cultura.
Con CIR­CI, Cen­tro Inter­na­zio­na­le di Ricer­ca sul­la Cul­tu­ra dell’Infanzia, che ha tra i fon­da­to­ri James Brad­bur­ne, già Diret­to­re del­la Biblio­te­ca Brai­den­se, è sta­to avvia­to un lavo­ro di ricer­ca sul tema del­la pro­pa­gan­da che ha tro­va­to nei qua­der­ni del museo testi­mo­nian­za di voci di bambini.
E con  l’Offi­ci­na del­la Scien­za dell’lUniversità Bicoc­ca è par­ti­ta una ricer­ca in copro­get­ta­zio­ne sul tema del­la guer­ra, per stu­dia­re come si coin­vol­ge l’in­fan­zia nel­la narrazione.
Entram­bi i lavo­ri sfo­ce­ran­no in pub­bli­ca­zio­ni che andran­no ad unir­si alle pri­me esi­sten­ti, quel­la lega­ta alla attua­le mostra sui qua­der­ni di Mila­no e quel­la usci­ta alla fine dell’anno pas­sa­to, che ha rac­col­to le nar­ra­zio­ni sul Nata­le con­te­nu­te nei temi di scuo­la nel tempo.

E se l’associazione Qua­der­ni Aper­ti si affi­da, come altre in ambi­to cul­tu­ra­le ‑e bene lo sa La Pic­cio­let­ta Bar­ca — a dona­zio­ni e finan­zia­men­ti, è gra­zie al con­ta­gio del­la pas­sio­ne che il museo è ric­co di con­te­nu­ti. Alla piat­ta­for­ma, infat­ti, sono iscrit­ti oltre 300 volon­ta­ri che da tut­to il mon­do rac­col­go­no mate­ria­li, li tra­scri­vo­no, li tra­du­co­no e li invia­no al museo. “Potrem­mo chia­mar­lo un pro­get­to di public histo­ry”, sor­ri­de Tho­mas. E ha ragio­ne: è que­sta uma­ni­tà che sen­za gri­da si fa coin­vol­ge­re nell’ascoltare la sto­ria dei bam­bi­ni e dei ragaz­zi a ren­de­re un pic­co­lo ango­lo di cit­tà river­be­ro di gran­de speranza. 

E chis­sà che un gior­no non si tro­vi­no lì anche i qua­der­ni dei ragaz­zi del nostro Cen­tro di cul­tu­ra, con i libri let­ti, i pen­sie­ri con­di­vi­si, i luo­ghi esplo­ra­ti, l’e­spe­rien­za di cre­sce­re insie­me e di nutri­re il pen­sie­ro di cultura.

 

Il Museo del Qua­der­no è in via Bro­let­to 18, Milano.
Aper­to ai visi­ta­to­ri il saba­to e la dome­ni­ca con pre­no­ta­zio­ne sul sito e per le sco­la­re­sche su appuntamento.
Per chi inte­res­sa­to, è pos­si­bi­le anche segui­re la pagi­na su Instagram.





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