ALLA CORTE DEI GONZAGA – La Piccioletta Barca


L’uscita dell’Accademia a Man­to­va è sta­ta così inten­sa, ric­ca di infor­ma­zio­ni e di imma­gi­ni, da rischia­re di lascia­re tut­ti, pic­co­li e gran­di, un po’ fra­stor­na­ti. È impos­si­bi­le, d’altra par­te, visi­ta­re una cit­tà sen­za rac­con­ta­re le sto­rie dei suoi pro­ta­go­ni­sti e Man­to­va, di sto­rie, ne ha mol­tis­si­me. Tor­na­ti a casa, con gli occhi e la men­te pie­ni, abbia­mo fat­to un pic­co­lo eser­ci­zio di nar­ra­zio­ne… i gran­di han­no mes­so in ordi­ne (cro­no­lo­gi­co) le mol­te cose det­te, duran­te l’uscita di due gior­ni, i pic­co­li han­no rac­col­to un pen­sie­ro, un’immagine, un’esperienza. Per­ché ricor­da­re, ripor­ta­re al cuo­re, è il modo più vero per vive­re: lo sco­po non è com­por­re pen­sie­ri genia­li, ma strin­ge­re l’alleanza tra scrit­tu­ra e memo­ria. Far­lo non è mai scon­ta­to, soprat­tut­to oggi, abi­tua­ti come sia­mo a lascia­re alle foto sui nostri tele­fo­ni­ni (che non guar­dia­mo mai) il com­pi­to di con­ser­va­re il pas­sa­to. Un eser­ci­zio neces­sa­rio a tut­ti, dun­que: pic­co­li e grandi. 

Ini­zia­mo da Man­to, l’indovina piro­man­te (che leg­ge nel­le fiam­me e nel­le scin­til­le), di cui ci ha par­la­to Bea­tri­ce, che si dice sia arri­va­ta a Man­to­va dopo lun­ghe pere­gri­na­zio­ni e lì si sia fer­ma­ta per la bel­lez­za del luo­go: è lei a bat­tez­za­re la città.
Tutt’altro che miti­co è Vir­gi­lio, nato vici­no a Man­to­va (nel pae­se che oggi si chia­ma Bor­go Vir­gi­lio). Alla Pic­cio lo cono­scia­mo bene, per­ché è la gui­da di Dan­te nel­la Com­me­dia, oltre a esse­re, ovvia­men­te, il poe­ta dell’Eneide! A metà tra veri­tà e leg­gen­da è un ter­zo rac­con­to: dopo la mor­te di Gesù, il sol­da­to che lo ave­va col­pi­to con la lan­cia, Lon­gi­no, avreb­be rac­col­to il suo san­gue cadu­to sul­la ter­ra e lo avreb­be por­ta­to pro­prio a Man­to­va, appro­dan­do pres­so il Gra­da­ro, la chie­sa con il con­ven­to del 1200 dove abbia­mo dor­mi­to noi! La reli­quia è con­ser­va­ta nel­la chie­sa di Sant’Andrea.
Non c’entra con Man­to­va, ma è impor­tan­te per capir­ne la sto­ria: Car­lo Magno, attor­no all’800, cer­cò di rimet­te­re insie­me l’Europa. Man­dò in giro per le diver­se regio­ni dell’impero i suoi com­pa­gni (comi­tes, con­ti), affin­ché unis­se­ro ter­re tan­to diver­se. La sua ini­zia­ti­va fun­zio­nò abba­stan­za bene dap­per­tut­to, ma in Ita­lia no: da noi soprav­vi­ve­va­no anco­ra mol­te, mol­tis­si­me cit­tà (l’eredità buo­na dell’Impero Roma­no) che furo­no a lun­go più poten­ti dei nobi­li stes­si e si gover­na­ro­no da sole, i Comu­ni. A quest’epoca risa­le la roton­da di San Loren­zo (cir­ca 1083), un raro esem­pio di archi­tet­tu­ra reli­gio­sa cir­co­la­re. Una for­ma che non ebbe mol­to suc­ces­so, ma che rap­pre­sen­ta un modo mol­to par­ti­co­la­re di sta­re insie­me: in cer­chio ci si guar­da tut­ti in fac­cia, nes­su­no è più impor­tan­te degli altri… come i Cava­lie­ri del­la Tavo­la Rotonda.
A pro­po­si­to di Cava­lie­ri del­la Tavo­la Roton­da, ecco gli affre­schi del Pisa­nel­lo a Palaz­zo Duca­le: ese­gui­ti nel­lo stes­so perio­do del­la Came­ra degli Spo­si, ven­ne­ro coper­ti, per­ché a vol­te le sto­rie, le nar­ra­zio­ni e le fin­zio­ni pas­sa­no di moda. Duran­te il Rina­sci­men­to, il mito medie­va­le di Re Artù cede il pas­so alla cul­tu­ra clas­si­ca, gre­ca e romana.

Tra Medioe­vo e Rina­sci­men­to, in Ita­lia, suc­ce­de un’altra cosa: i Comu­ni, che per seco­li ave­va­no fun­zio­na­to abba­stan­za bene, comin­cia­no ad ave­re biso­gno di qual­cu­no che li pro­teg­ga sia dai nemi­ci, sia dal­la loro con­flit­tua­li­tà inter­na… nasce così la figu­ra del Capi­ta­no del Popo­lo, un nobi­le non ori­gi­na­rio del­la cit­tà, che in modo impar­zia­le può garan­tir­ne l’unità e la dife­sa. La cari­ca è elet­ti­va e dura pochi mesi ma, nel giro di pochi anni, i più poten­ti capi­ta­ni fini­sco­no per appro­fit­tar­se­ne e non lascia­re più il potere.

Pro­prio in que­sto perio­do vive e scri­ve Sor­del­lo, gran­de tro­va­to­re in lan­gue d’oc, che Dan­te incon­tra nei can­ti 6, 7 e 8 (ben tre!) del Pur­ga­to­rio. Bea­tri­ce ci ha rac­con­ta­to del corag­gio di Sor­del­lo, che sep­pe denun­cia­re il male e la pre­po­ten­za dei signo­ri: pro­prio quel­lo che farà anche Dan­te, anni dopo: per que­sto Sor­del­lo è per lui un model­lo e un’ispirazione. Al poe­ta, ispi­ra­to­re del Som­mo Poe­ta, è inti­to­la­ta la piaz­za prin­ci­pa­le del­la città. 

1328 è la pri­ma data da impa­ra­re, quan­do si par­la di Man­to­va. Rinal­do Bona­col­si è Capi­ta­no del popo­lo: nel­la not­te del 16 ago­sto, Lui­gi Gon­za­ga (aiu­ta­to dai Del­la Sca­la, nobi­li di Vero­na) lo ucci­de e pren­de il pote­re. Si dice che il cada­ve­re mum­mi­fi­ca­to di Rinal­do Bona­col­si sia sta­to con­ser­va­to a Palaz­zo Duca­le fino al Sei­cen­to. Per qual­che gene­ra­zio­ne anco­ra i Gon­za­ga sono dei ‘taglia­go­la’: mili­ta­ri di ven­tu­ra, arruo­la­ti ora da Mila­no, ora da Vene­zia. Uno di loro fa per­si­no deca­pi­ta­re la moglie Agne­se Viscon­ti nel cor­ti­le di Palaz­zo Duca­le, con l’accusa di aver­lo tradito! 

Gian­fran­ce­sco Gon­za­ga (nel­la pri­ma metà del 1400) chia­ma a cor­te gran­dis­si­mi pen­sa­to­ri (filo­so­fi, sto­ri­ci, teo­lo­gi) e apre una scuo­la di palaz­zo gui­da­ta da Vit­to­ri­no da Fel­tre. Ini­zia la svol­ta ver­so la cul­tu­ra del­la fami­glia Gon­za­ga. Tra l’altro, pro­prio in que­sti anni diven­ta­no mar­che­si, ossia signo­ri del­la cit­tà ma con una cari­ca ere­di­ta­ria… mol­ti seco­li dopo si rea­liz­za l’idea di Car­lo Magno e Man­to­va si avvi­ci­na tan­tis­si­mo al Sacro Roma­no Impero.

Ludo­vi­co III chia­ma a palaz­zo Andrea Man­te­gna e fa dipin­ge­re la Came­ra pic­ta, la Came­ra degli Spo­si: quel­la con set­te cani (secon­do il con­to di Eli­sa, nove per Mor­ga­na…), una nana di cor­te, una prin­ci­pes­sa tede­sca piut­to­sto seve­ra (Bar­ba­ra di Bran­de­bur­go), ma anche gli angio­let­ti visti dal bas­so, il pavo­ne, il cie­lo azzur­ro… Un ritrat­to di fami­glia già con uno sti­le che richia­ma la clas­si­ci­tà, ma che è con­cen­tra­to soprat­tut­to sul­la vita dome­sti­ca. Sem­pre Ludo­vi­co III affi­da a Leon Bat­ti­sta Alber­ti la costru­zio­ne del­la chie­sa di Sant’Andrea, l’ultimo gran­de edi­fi­cio che abbia­mo visi­ta­to. Per­fet­ta, razio­na­le, ordi­na­ta, acco­glie nel­la crip­ta la reli­quia del san­gue di Gesù, por­ta­ta a Man­to­va da Lon­gi­no. Il nipo­ti­no di Ludo­vi­co III, Fran­ce­sco II, spo­sa Isa­bel­la d’Este. Don­na famo­sis­si­ma, poten­tis­si­ma, col­tis­si­ma, la pri­ma che si fa costrui­re uno stu­dio pri­va­to, una ‘stan­za tut­ta per sé’, come dirà Vir­gi­nia Woolf alla fine dell’Ottocento. Da qui in poi Man­to­va è la cit­tà più col­ta e più raf­fi­na­ta d’Europa. Indi­men­ti­ca­bi­le il ritrat­to di lei fat­to da Tizia­no, lei è elegantissima!
Il figlio di Isa­bel­la è pro­prio Fede­ri­co II, che chia­ma in cit­tà Giu­lio Roma­no e fa costrui­re Palaz­zo Te sull’isola dei Tigli. Sua mam­ma vor­reb­be far­lo spo­sa­re pre­sto, ma lui sem­bra impe­gna­to nei diver­ti­men­ti e ne vizi… sem­bra sol­tan­to, in real­tà, per­ché Palaz­zo Te non è solo un luo­go di feste, ma l’invenzione di un nuo­vo modo di costrui­re le fin­zio­ni. Fa da padro­ne il mito anti­co, gran­de ami­co del­la Pic­cio­let­ta bar­ca: mil­le rac­con­ti diver­si, sto­rie in cui pote­re, amo­re, intel­li­gen­za, poli­ti­ca si intes­so­no sen­za fine. Due stan­ze sono memo­ra­bi­li. Anzi­tut­to la stan­za di Amo­re e Psi­che, dove la pas­sio­ne amo­ro­sa non è solo eros, ma anche pen­sie­ro e misu­ra. E poi la cadu­ta dei gigan­ti, dove lo spa­zio archi­tet­to­ni­co scom­pa­re e la pit­tu­ra ci con­ce­de un’esperienza immer­si­va, che fa qua­si pau­ra. Fede­ri­co, però, è anche un uomo di pen­sie­ro: nel­le stan­ze segre­te si riti­ra­va a riflet­te­re, per­ché c’è sem­pre biso­gno di vuo­to per rac­co­glie­re la vita (per scri­ve­re i pro­pri ricor­di biso­gna crea­re lo stes­so vuo­to, nel qua­le le cose viste entra­no pro­fon­da­men­te nel cuo­re). Per Palaz­zo Te pas­se­rà anche l’imperatore Car­lo V, che ren­de­rà Fede­ri­co II non più solo mar­che­se, ma duca. Fede­ri­co II, tra l’altro, spo­san­do Maria Paleo­lo­ga, acqui­ste­rà anche il Mon­fer­ra­to (la madre Isa­bel­la, in fon­do, è riu­sci­to a far­lo spo­sa­re bene…). 

Da qui in poi, per mol­ti decen­ni, è un tri­pu­dio. Il Palaz­zo Duca­le diven­ta il pri­mo museo del­la sto­ria con la gal­le­ria di sta­tue roma­ne e gre­che, ovvia­men­te aper­to solo per gli ospi­ti illu­stri dei duchi. Non solo un museo d’arte, ma anche di mira­bi­lia, cose stu­pe­fa­cen­ti del­la natu­ra (gli ani­ma­li impa­glia­ti face­va­no par­te del­la loro col­le­zio­ne). Non sia­mo riu­sci­ti a dire anche que­sto, ma è impor­tan­te sape­re che a Man­to­va vive per mol­ti anni anche un impor­tan­tis­si­mo musi­ci­sta: Clau­dio Mon­te­ver­di. È lui che ha inven­ta­to l’ope­ra, ossia quel­la rap­pre­sen­ta­zio­ne che met­te insie­me tea­tro e musi­ca (come Ver­di, che ambien­te­rà a Man­to­va il suo Rigo­let­to).
Tra la fine del 1500 e l’inizio del 1600, le cose cam­bia­no dram­ma­ti­ca­men­te. I Gon­za­ga si impo­ve­ri­sco­no e sono costret­ti, per man­te­ne­re l’immenso Palaz­zo, a ven­de­re alcu­ne par­ti del­la col­le­zio­ne. Mol­ti qua­dri ven­go­no com­pra­ti da Car­lo I d’Inghilterra (per que­sto sono alla Natio­nal Gal­le­ry) o dai re di Fran­cia (per que­sto sono al Lou­vre: que­sta vol­ta Napo­leo­ne non c’entra).
Nel 1630 (la secon­da data che abbia­mo impa­ra­to) avvie­ne il disa­stro. I Gon­za­ga non han­no ere­di, si impa­ren­ta­no con una fami­glia fran­ce­se e si avran­no alcu­ni duchi Gon­za­ga-Nevers. All’imperatore, però, l’alleanza tra la cit­tà e i Fran­ce­si non pia­ce e deci­de di inter­ve­ni­re. Sia­mo negli anni del­le guer­re di reli­gio­ne (la guer­ra dei Trent’anni), l’Europa è attra­ver­sa­ta da enor­mi eser­ci­ti: il modo di fare la guer­ra è cam­bia­to, con la pol­ve­re da spa­ro e i pri­mi can­no­ni. I Lan­zi­che­nec­chi scen­do­no su Man­to­va e la asse­dia­no per die­ci mesi. Man­to­va ha tren­ta­mi­la abi­tan­ti e oltre i laghi si sono accam­pa­ti tren­ta­mi­la sol­da­ti. Non c’è scam­po: un tra­di­to­re apre la por­ta ver­so il pon­te San Gior­gio e i Lan­zi­che­nec­chi entra­no e distrug­go­no la cit­tà per tre gior­ni. Dopo l’assedio, i Man­to­va­ni sono die­ci­mi­la: due ter­zi degli abi­tan­ti sono mor­ti per le vio­len­ze o per la peste. 

In par­ti­co­la­re, ven­go­no ster­mi­na­ti i due­mi­la Ebrei del Ghet­to di Man­to­va, che sor­ge­va pro­prio die­tro al Piaz­za del­le Erbe, con sei sina­go­ghe e mol­tis­si­mi edi­fi­ci impor­tan­ti che ven­go­no però rasi al suo­lo. I pochi soprav­vis­su­ti andran­no a Mila­no e fon­de­ran­no la comu­ni­tà ebrai­ca del­la nostra città.
Ne abbia­mo solo accen­na­to ma… nel 1707 Man­to­va diven­ta cit­tà dell’impero, per­de l’autonomia. Poco più di un seco­lo dopo, i pri­mi moti del Risor­gi­men­to chie­de­ran­no la libe­ra­zio­ne dagli Asbur­go e l’Italia unita. 

Di que­sto patri­mo­nio mera­vi­glio­so, di que­sti due gior­ni inten­si come una set­ti­ma­na, i ragaz­zi dicono:

Duran­te la bre­ve ma diver­ten­te vacan­za a Man­to­va, sono rima­sta incan­ta­ta dal­la cit­tà che ospi­ta l’immenso palaz­zo dei Gon­za­ga, qua­si una cit­tà nel­la cit­tà, det­to il «Crem­li­no» d’Italia. È impos­si­bi­le non nota­re linfluen­za che que­sta gran­de fami­glia ha avu­to su que­sto bor­go e limmen­so pote­re che pos­se­de­va, ma tut­to que­sto non sareb­be sta­to pos­si­bi­le se non foste per Isa­bel­la DEste, una del­le poche don­ne che, nel cor­so del­la sto­ria euro­pea, ebbe una gran­dis­si­ma influen­za poli­ti­ca. Mi ha mol­to affa­sci­na­ta, per il suo intel­let­to, per il fasci­no, l’eleganza e il pote­re, ma la cosa che mi ha col­pi­to di più è sta­to il suo stu­dio a Palaz­zo Duca­le. Rispet­to alle immen­se stan­ze del­la cor­te è la più pic­co­la, ma bel­la e impor­tan­tis­si­ma, per­ché fu, per Isa­bel­la, una stan­za tut­ta per sé”, cosa rara per una don­na. Qui è dove pre­se alcu­ne del­le deci­sio­ni più impor­tan­ti, seguen­do il suo mot­to ripor­ta­to sul­la pare­te Nec spe nec metu, cioè né con spe­ran­za, né con pau­ra. Que­sta bre­ve incur­sio­ne nel­la vita per­so­na­le di una don­na così gran­de mi ha resa dav­ve­ro feli­ce. Matil­de

Nono­stan­te la gran­dez­za di Palaz­zo Te, la cosa che mi ha col­pi­to di più è sta­to l’appar­ta­men­to segre­to. Se il palaz­zo era dedi­ca­to allo sva­go, alle feste, ai rice­vi­men­ti, que­sto luo­go più appar­ta­to ospi­ta­va Fede­ri­co II Gon­za­ga nei momen­ti più rifles­si­vi, di soli­tu­di­ne e di pen­sie­ro. Anche a Palaz­zo Duca­le abbia­mo visto qual­co­sa di simi­le: oltre alle immen­se stan­ze dedi­ca­te ai rice­vi­men­ti e agli incon­tri isti­tu­zio­na­li, c’è una minu­sco­la stan­za dove Isa­bel­la D’Este, la madre di Fede­ri­co, si riti­ra­va per pen­sa­re, scri­ve­re e for­se per­si­no dipin­ge­re. Mor­ga­na

Ogni vol­ta che vado in un museo o in un palaz­zo, mi doman­do se e cosa pen­sas­se­ro le per­so­ne di quell’epoca sul fat­to che, cen­ti­na­ia di anni dopo, sareb­be diven­ta­ta visi­ta­bi­le. Noi non pen­sia­mo mai che tra qual­che decen­nio ci saran­no per­so­ne che visi­te­ran­no casa nostra, eppu­re potreb­be acca­de­re. Que­sto è quel­lo che ho pen­sa­to quan­do sono entra­ta nel­la stan­za dell’imperatrice a Palaz­zo Duca­le… Eli­sa

Il viag­gio a Man­to­va è sta­to sia diver­ten­te che inte­res­san­te. Però la par­te più bel­la, per me, è sta­ta la sera: noi, ragaz­zi di ter­za media, abbia­mo rac­con­ta­to agli altri soci più gio­va­ni la sto­ria dei viag­gi di Sin­bad, il mari­na­io, una del­le novel­le del­le Mil­le e una not­te. A me è sta­ta affi­da­ta l’introduzione e devo dire che rac­con­ta­re agli altri è sta­to dav­ve­ro diver­ten­te. Isa­bel

La cosa che mi ha col­pi­to di più, nel viag­gio a Man­to­va è sta­to entra­re nel­la Came­ra degli Spo­si, dipin­ta da Andrea Man­te­gna nel Palaz­zo Duca­le. Pri­ma di entra­re, ci sia­mo fer­ma­ti nel­la stan­za pre­ce­den­te, aspet­tan­do il nostro tur­no: l’attesa mi ha aiu­ta­to a doman­dar­mi come sareb­be sta­ta nel­la real­tà un’opera così famo­sa da tro­var­si su tut­ti i libri di sto­ria dell’arte Leti­zia

Entra­re nel­la Stan­za dei Gigan­ti, a Palaz­zo Te, mi ha col­pi­to mol­to: le pit­tu­re arri­va­no fino a ter­ra e, dovun­que ti giri, hai l’impressione di esse­re den­tro all’immagine. Attra­ver­so alcu­ne luci, poi, veni­va­no illu­mi­na­ti sin­go­li det­ta­gli impres­sio­nan­ti. Emma Q.

Palaz­zo Te è sta­to mol­to bel­lo, soprat­tut­to la stan­za pie­na di mostri, di dei e di gigan­ti. Di Palaz­zo Duca­le mi ha col­pi­to la vasti­tà: la dimo­ra dei signo­ri di Man­to­va sem­bra qua­si un labi­rin­to, al pun­to che in una mat­ti­na inte­ra ne abbia­mo solo visi­ta­to una par­te. Le due dimo­re dei Gon­za­ga, pur così diver­se, sono dav­ve­ro affa­sci­nan­ti. Etto­re

Nel­la vacan­za a Man­to­va mi sono diver­ti­to mol­to e ho impa­ra­to cose inte­res­san­ti sui Gon­za­ga e la loro sto­ria; soprat­tut­to, però, mi sono mes­so alla pro­va rac­con­tan­do i viag­gi di Sin­bad, il mari­na­io: sono in ter­za media e espor­re ad alta voce è fon­da­men­ta­le, anche in vista dell’esame. Gra­zie per que­sta vacan­za! Samue­le

Man­to­va è una cit­tà che sei­cen­to anni fa fu, per un cer­to tem­po, il cen­tro del mon­do. Pro­ta­go­ni­sti di quest’epoca d’oro furo­no i Gon­za­ga, in par­ti­co­la­re Isa­bel­la; det­ta­va la moda in tut­te le cor­ti euro­pee e, come una don­na moder­na, ave­va uno stu­dio tut­to suo, in cui si riti­ra­va a pen­sa­re. Fu una del­le don­ne più influen­ti e col­te del­l’e­po­ca, pit­to­ri famo­si le face­va­no ritrat­ti, e pro­prio suo figlio, Fede­ri­co II, fece costrui­re Palaz­zo Te. Chia­mò a Man­to­va Giu­lio Roma­no, che rea­liz­zò dal nul­la un capo­la­vo­ro, ma anche un nuo­vo modo di dipin­ge­re. Lo si vede nel­la Stan­za dei Gigan­ti, dove la pit­tu­ra can­cel­la gli ango­li e lo spa­zio, facen­do­ci sen­ti­re den­tro alla sce­na, o nel­la stan­za in cui si nar­ra la vicen­da di Amo­re e psiche.

Palaz­zo Duca­le, sede del­la signo­ria, fu una cit­tà den­tro la cit­tà, cir­con­da­ta da una cin­ta di mura, in modo da poter esse­re chiu­so la sera per chi non era par­te del­la cor­te. Mi han­no mol­to col­pi­to le stan­ze dedi­ca­te alle mira­bi­lia (una sor­ta di un museo di scien­ze natu­ra­li), il cor­ri­do­io di sta­tue roma­ne e gre­che e, ovvia­men­te, la Came­ra degli Spo­si. Que­sta stan­za è moz­za­fia­to: dipin­ta da Man­te­gna, rap­pre­sen­ta una sce­na in cui vie­ne reca­pi­ta­ta una let­te­ra a Ludo­vi­co III Gon­za­ga con l’annuncio che il figlio è sta­to elet­to a cardinale. 

Mera­vi­glio­sa e impo­nen­te è anche la basi­li­ca di sant’Andrea, volu­ta dai Gon­za­ga, per custo­di­re la più impor­tan­te reli­quia del­la cit­tà: il san­gue di Gesù, por­ta­to a Man­to­va, secon­do la tra­di­zio­ne, da Lon­gi­no, la guar­dia che tra­fis­se il suo pet­to con una lan­cia. Emma P.

La gal­le­ria del­le sta­tue anti­che e la Came­ra degli Spo­si a Palaz­zo Duca­le e la Stan­za dei Gigan­ti a Palaz­zo Te sono le cose più bel­le e che più mi si sono impres­se nel­la memo­ria. È sta­to bel­lo sia rico­no­sce­re cose che ave­vo visto solo sui libri, sia veder­ne di nuo­ve e ina­spet­ta­te. Cla­ra 

Man­to­va, anche se oggi non è mol­to popo­la­ta, fu una cit­tà impor­tan­tis­si­ma, soprat­tut­to gra­zie alla fami­glia Gon­za­ga che la gover­nò a lun­go, facen­do costrui­re palaz­zi mega­lo­don­ta­tli (sic!). Alan

La vacan­za è sta­ta bel­lis­si­ma ma mi ha col­pi­to di più la Stan­za del­le Costel­la­zio­ni del Palaz­zo Duca­le. Loren­zo

Abbia­mo impa­ra­to e visto mol­te cose in que­sta vacan­za, ma la cosa che mi ha col­pi­to di più è lo sti­le di Andrea Man­te­gna. Adham

Per me è sta­to dav­ve­ro mol­to bel­lo e anche diver­ten­te gio­ca­re la sera a Taboo e anche il fat­to che la pri­ma par­ti­ta era­va­mo in squa­dra fem­mi­ne con­tro maschi: gui­da­te da Bea­tri­ce e Lucia, cop­pia inse­pa­ra­bi­le e stre­pi­to­sa in que­sto gio­co, abbia­mo vin­to! Nel­la secon­da par­ti­ta, Bea­tri­ce e Lucia sono sta­te costret­te a gio­ca­re con i maschi e così noi fem­mi­ne abbia­mo per­so, pur con la gui­da di Rober­to. Non vedo l’ora che ci sia la pros­si­ma vacan­za dove tor­ne­re­mo alla squa­dra del­le fem­mi­ne e vin­ce­re­mo! Fede­ri­ca


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