LA SCUOLA MEDIA ACCUSA. LA SCUOLA ELEMENTARE RISPONDE.


Per quan­to con­cer­ne la pre­pa­ra­zio­ne sco­la­sti­ca è altret­tan­to dif­fi­ci­le fare un discor­so gene­ra­le. Nel docu­men­to Incon­tro fra Pre­si­di di scuo­la media e Diret­to­ri didat­ti­ci del 1969 si leg­ge: “In effet­ti, mol­ti alun­ni si sono pre­sen­ta­ti alla scuo­la media con una pre­pa­ra­zio­ne buo­na, altri con una pre­pa­ra­zio­ne discre­ta o comun­que rite­nu­ta suf­fi­cien­te o qua­si suf­fi­cien­te, altri infi­ne con una pre­pa­ra­zio­ne deci­sa­men­te scarsa.” 

Da alcu­ni con­ve­gni orga­niz­za­ti nel 1964 dal Mini­ste­ro del­la Pub­bli­ca Istru­zio­ne risul­tò, però, che gli inse­gnan­ti del­le pri­me medie pose­ro in rilie­vo i bas­si livel­li di pre­pa­ra­zio­ne riscon­tra­ti negli alun­ni licen­zia­ti dal­la scuo­la ele­men­ta­re e soprat­tut­to pro­ve­nien­ti da scuo­le ele­men­ta­ri del­le cam­pa­gne o dei rio­ni più popo­la­ti (i pri­mi in gene­re pro­ve­nien­ti da scuo­le uni­che, plu­ri­clas­si; i secon­di da scuo­le con alto indi­ce di affol­la­men­to). Que­sti stes­si inse­gnan­ti pre­sen­ta­ro­no la richie­sta di una mag­gio­re seve­ri­tà nel­la pre­pa­ra­zio­ne e nell’esame di licen­za elementare.
Esa­mi­nan­do più da vici­no qua­li sia­no que­ste caren­ze nozio­na­li, osser­via­mo che i pro­fes­so­ri, rifa­cen­do­si a quan­to è affer­ma­to nel penul­ti­mo capo­ver­so del­la pre­mes­sa ai pro­gram­mi del­la scuo­la pri­ma­ria espri­me­va­no le seguen­ti nota­zio­ni: per quan­to riguar­da la lin­gua ita­lia­na, gli alun­ni in gene­re sono dota­ti di un baga­glio di voca­bo­li mol­to limi­ta­to; mol­to spes­so, in sostan­za, il loro voca­bo­la­rio non è supe­rio­re a quel­lo stret­ta­men­te neces­sa­rio per le nor­ma­li fra­si del­la vita quo­ti­dia­na. Se si allar­ga un po’ il discor­so, allo­ra la com­pren­sio­ne diven­ta imper­fet­ta e nebu­lo­sa o del tut­to ine­si­sten­te. Anche i miglio­ri leg­go­no piut­to­sto male, talo­ra la let­tu­ra è ese­gui­ta col dito oppu­re è spez­za­ta e incep­pa­ta. L’impegno che la let­tu­ra richie­de e il limi­ta­to voca­bo­la­rio, inol­tre, fan­no per­de­re di vista il qua­dro gene­ra­le di rife­ri­men­to e i ragaz­zi non capi­sco­no bene quel­lo che leg­go­no. Nes­sun gusto, poi, per la let­tu­ra, che è cir­co­scrit­ta qua­si esclu­si­va­men­te ai soli libri di testo. 

Que­sta situa­zio­ne nega­ti­va si riflet­te natu­ral­men­te sull’insegnamento di tut­te le mate­rie; non infre­quen­ti, ad esem­pio, sono i casi di alun­ni che non san­no risol­ve­re un pro­ble­ma di arit­me­ti­ca sol­tan­to per­ché non capi­sco­no il testo, e il testo è sta­to par­ti­co­lar­men­te cura­to dall’insegnante per­ché risul­tas­se faci­le e piano.
Qua­si nes­sun alun­no è total­men­te immu­ne da erro­ri di orto­gra­fia; per la mag­gio­ran­za que­sti sono all’ordine del gior­no. Nel docu­men­to già cita­to si leg­ge ancora:
L’or­to­gra­fia — si rile­va — è esclu­si­vo assun­to — anche giu­ri­di­co — del­le ele­men­ta­ri, non impe­gno del­la media, sia per­ché effet­ti­va­men­te essa tro­va tem­po d’o­ro nel­la scuo­la pri­ma­ria, sia per­ché i pro­gram­mi del 1963 non ne fan­no cari­co alla secon­da fascia dell’obbligo.
Anche la cono­scen­za del­l’a­na­li­si gram­ma­ti­ca­le è lacu­no­sa: mol­ti alun­ni non san­no rico­no­sce­re nem­me­no i sostan­ti­vi o le voci ver­ba­li; all’i­ni­zio del­la scuo­la media sareb­be suf­fi­cien­te che i ragaz­zi sapes­se­ro rico­no­sce­re con suf­fi­cien­te sicu­rez­za, i ver­bi, gli agget­ti­vi e i pro­no­mi più usati.
Per quan­to riguar­da l’a­rit­me­ti­ca si pre­sen­ta­no note­vo­li lacu­ne. Gene­ral­men­te sicu­ra è la cono­scen­za del­l’ad­di­zio­ne e del­la sot­tra­zio­ne, un po’ incer­ta quel­la del­la mol­ti­pli­ca­zio­ne, ancor più incer­ta quel­la del­la divi­sio­ne, soprat­tut­to se vi sono due o tre cifre, o poco anco­ra, dei decimali.
In parec­chi alun­ni si rile­va inol­tre una scar­sa cono­scen­za del siste­ma metri­co deci­ma­le. Meno gra­ve è il fat­to che mol­ti incon­tri­no note­vo­li dif­fi­col­tà nel­la ter­mi­no­lo­gia, alla qua­le non sono abi­tua­ti, o non cono­sco­no anco­ra ben deter­mi­na­ti con­cet­ti come quel­lo di fat­to­re o quel­lo di mul­ti­plo. In fon­do è neces­sa­ria solo una cono­scen­za sicu­ra del­le quat­tro ope­ra­zio­ni e la capa­ci­tà di risol­ve­re faci­li pro­ble­mi di aritmetica.
Cir­ca la sto­ria, la geo­gra­fia e le scien­ze, i ragaz­zi pos­sie­do­no in gene­ra­le una serie di nozio­ni. Man­ca il sen­so del­lo spa­zio, del tem­po e del­le rela­zio­ni fra le cose del mon­do naturale.
Sul pia­no com­por­ta­men­ta­le ven­go­no spes­so segna­la­te la “insta­bi­li­tà, indi­sci­pli­na, scar­so sen­so del­l’or­di­ne e del dove­re”, risul­ta­to spes­so vol­te di un’e­spe­rien­za di disci­pli­ne ma di tipo auto­ri­ta­rio nel­la scuo­la elementare.
Un ulti­mo rilie­vo è pre­sen­ta­to dal fat­to che la scuo­la pri­ma non dispo­nen­do anco­ra di suf­fi­cien­ti prov­vi­den­ze e strut­tu­re per il recu­pe­ro dei suoi disa­dat­ta­ti, licen­zia fino­ra un note­vo­le nume­ro di disa­dat­ta­ti o impre­pa­ra­ti che si iscri­vo­no alla scuo­la media.

Quel che rispon­do­no i maestri.

Di fron­te a que­sti rilie­vi i mae­stri fan­no pre­sen­ti le nume­ro­se dif­fi­col­tà del­la situa­zio­ne in cui si tro­va­no a ope­ra­re, sia a livel­lo di strut­tu­ra del­la scuo­la, sia quan­to all’am­bien­te socia­le in cui sono inseriti.
“In ordi­ne alle cri­ti­che di base, mos­se ai pro­gram­mi, si obiet­ta che que­sti han­no la giu­ri­di­ca veste impe­ra­ti­va di un decre­to del Capo del­lo Sta­to, che tut­ti sono tenu­ti ad osser­va­re e che quin­di esse non pos­so­no diret­ta­men­te i mae­stri ma, sem­mai, il legislatore”.
Tra­la­scia­mo tut­ta la pro­ble­ma­ti­ca del­l’a­de­gua­tez­za o meno dei pro­gram­mi del­la scuo­la ele­men­ta­re, pro­ble­ma­ti­ca che è sta­ta ogget­to di nume­ro­si stu­di e che richie­de­reb­be una trat­ta­zio­ne che non può esse­re ridot­ta a que­ste poche pagi­ne di intro­du­zio­ne, e vedia­mo inve­ce qua­li sia­no gli ele­men­ti di dif­fi­col­tà nel­la con­du­zio­ne del­la scuo­la ele­men­ta­re, nel­la situa­zio­ne attuale.
Dif­fi­col­tà che ci aiu­ta­no a capi­re i moti­vi per cui gli alun­ni del­la scuo­la ele­men­ta­re pos­sa­no acce­de­re nel­la media con caren­ze di ordi­ne for­ma­ti­vo o cul­tu­ra­le, tali da far sì che que­st’ul­ti­ma espri­ma del­le obie­zio­ni sul­la scuo­la primaria.

Sono dif­fi­col­tà da ricon­dur­re a un tri­pli­ce ordi­ne di fattori:
gli inse­gnan­ti: spes­so pre­sen­ta­no una pre­pa­ra­zio­ne di base incer­ta, una scar­sa atti­tu­di­ne pro­fes­sio­na­le e una scar­sa volon­tà di aggior­na­men­to. In alcu­ni luo­ghi, soprat­tut­to in pro­vin­cia, gli inse­gnan­ti muta­no ogni anno, in quan­to la pro­vin­cia è una tap­pa del per­cor­so di avvi­ci­na­men­to al più ambi­to inca­ri­co in cit­tà. Inol­tre, da par­te del cor­po inse­gnan­te c’è un’ac­cet­ta­zio­ne piut­to­sto sem­pli­ci­sti­ca dei pro­gram­mi, con una let­tu­ra piut­to­sto faci­li­ta­tri­ce, soprat­tut­to per quan­to con­cer­ne i con­te­nu­ti alfa­be­ti­ci e culturali.
le strut­tu­re: le clas­si sono spes­so ecces­si­va­men­te nume­ro­se, anche se il rap­por­to inse­gnan­te-alun­no nel­la media nazio­na­le è di 21,5 ed è quin­di un rap­por­to otti­ma­le. Biso­gna con­si­de­ra­re però che, nel­la pra­ti­ca rea­le, le cose stan­no diver­sa­men­te, in quan­to si pas­sa da un rap­por­to 1 a 5 nel­le zone di cam­pa­gna in via di spo­po­la­men­to, a rap­por­ti che rag­giun­go­no talo­ra valo­ri altis­si­mi (60) nel­le zone cit­ta­di­ne ad alta concentrazione.
Esi­ste inol­tre la gra­ve pia­ga del­la plu­ri­clas­se, anco­ra dif­fu­sa nel­la cam­pa­gna e nel­le zone dove le comu­ni­ca­zio­ni sono dif­fi­ci­li a cau­sa del­l’a­sprez­za del­la con­fi­gu­ra­zio­ne ter­ri­to­ria­le. Il siste­ma di dépi­sta­ge e di recu­pe­ro è asso­lu­ta­men­te insuf­fi­cien­te ed è cau­sa del per­ma­ne­re nel­la scuo­la di fan­ciul­li, per i qua­li sareb­be neces­sa­ria una edu­ca­zio­ne spe­cia­le. Esi­sto­no inol­tre note­vo­li dif­fi­col­tà ad instau­ra­re rap­por­ti con le fami­glie per crea­re un cli­ma di col­la­bo­ra­zio­ne in cui pos­sa avve­ni­re la cre­sci­ta del figlio alunno.
le situa­zio­ni socio-eco­no­mi­che e socio­cul­tu­ra­li: esi­ste una for­tis­si­ma migra­zio­ne inter­na, che crea pro­ble­mi soprat­tut­to per la pre­sen­za dei figli di immi­gra­ti nel­le scuo­le, nel­la cin­tu­ra ester­na del­le gran­di cit­tà. Ulte­rio­ri dif­fi­col­tà nasco­no a cau­sa dei bas­si livel­li socio-eco­no­mi­ci e socio­cul­tu­ra­li che inci­do­no note­vol­men­te sul ren­di­men­to sco­la­sti­co degli alunni.

La scuo­la ele­men­ta­re a sua vol­ta “con­tro­ac­cu­sa” la scuo­la media defi­nen­do alcu­ni docen­ti secon­da­ri come nostal­gi­ci del­la vec­chia scuo­la media selet­ti­va e pre­clu­si­va e dei suoi siste­mi di gover­no didat­ti­co e disci­pli­na­re. Que­sta accu­sa è spes­so ben fon­da­ta e rive­ste una cer­ta impor­tan­za: infat­ti la rifor­ma del­la scuo­la media ha chia­ma­to l’in­se­gnan­te a respon­sa­bi­liz­zar­si nei con­fron­ti dei nuo­vi sco­pi, la rea­liz­za­zio­ne dei qua­li dipen­de essen­zial­men­te dal­l’im­pe­gno che egli ci met­te per raggiungerli.
È per­tan­to essen­zia­le che il gra­do di ade­sio­ne ai nuo­vi fini del­la scuo­la sia ele­va­to pro­prio per­ché, per incon­tra­re bili­ci moti­va­zio­na­li, egli che occu­pa isti­tu­zio­nal­men­te la posi­zio­ne sim­me­tri­ca a quel­la degli allie­vi e che inte­ra­gi­sce più assi­dua­men­te con essi, per cui, a secon­da del­le sue moda­li­tà e dei con­te­nu­ti di tale inte­ra­zio­ne, i fini ven­go­no più o meno raggiunti.

Alcu­ni inse­gnan­ti non han­no sapu­to assu­me­re il nuo­vo model­lo di scuo­la e si tro­va­no quin­di in una posi­zio­ne di rifiu­to e di resi­sten­za. Un’in­da­gi­ne svol­ta da Vin­cen­zo Cesa­reo met­te in luce come il 29,6% degli inse­gnan­ti di scuo­la media inter­vi­sta­ti rifiu­ti la rifor­ma; le per­cen­tua­li più ele­va­te di rifiu­to si riscon­tra­no fra gli inse­gnan­ti di ruo­lo, soprat­tut­to in cit­tà. Que­sti inse­gnan­ti, nel­l’e­spri­me­re il loro rifiu­to, moti­va­no la loro oppo­si­zio­ne con dei rife­ri­men­ti pre­ci­si ai prin­ci­pi infor­ma­to­ri del­la rifor­ma e pre­ci­sa­men­te non approvano:
l’e­sten­sio­ne del­l’ob­bli­go sco­la­sti­co sino al quat­tor­di­ce­si­mo anno di età. Il più del­le vol­te, l’e­sten­sio­ne del­l’ob­bli­go vie­ne mes­sa in rela­zio­ne al veri­fi­car­si di un abbas­sa­men­to del livel­lo medio di pre­pa­ra­zio­ne degli allievi;
la fun­zio­ne for­ma­ti­va del­la media uni­ca. A cau­sa di que­sta fun­zio­ne, infat­ti, al cui ser­vi­zio vie­ne posto, l’in­se­gnan­te ritie­ne che la pro­pria posi­zio­ne d’e­sper­to in mate­ria spe­ci­fi­ca ven­ga tra­scu­ra­ta; e che con­tem­po­ra­nea­men­te egli sia declas­sa­to a livel­lo di mae­stro ele­men­ta­re, di edu­ca­to­re generico.
la demo­cra­tiz­za­zio­ne dei rap­por­ti fra docen­te e discen­te. Mol­ti pro­fes­so­ri ascri­vo­no ad essa la loro oppo­si­zio­ne alla scuo­la media, soste­nen­do che i ragaz­zi non per­ce­pi­sco­no più l’i­dea di autorità;
il prin­ci­pio del­l’in­di­vi­dua­liz­za­zio­ne del­l’in­se­gna­men­to. È rifiu­ta­to da alcu­ni docen­ti, i qua­li per­se­ve­ra­no nel con­si­de­ra­re la scuo­la media come luo­go di for­ma­zio­ne del­la futu­ra ‘éli­te’ e non come luo­go di for­ma­zio­ne di tut­ti i ragaz­zi. Da que­sta inda­gi­ne risul­ta che, su die­ci inse­gnan­ti, tre sono anco­ra­ti a una visio­ne ana­cro­ni­sti­ca di scuo­la media.



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