“CARO LINDER…”: I LIBRI DIETRO LE QUINTE


Caro Erich, come vedi, la male­di­zio­ne del mio roman­zo non ti abban­do­na.” — scri­ve­va Ore­ste del Buo­no, nel 1963, per far sape­re di ave­re con­fu­so la con­se­gna del­le boz­ze del suo libro. E, diver­ti­to, si fir­ma­va “Ore­ste il per­se­cu­to­re”, aggiun­gen­do il dise­gni­no di un uomo che pun­ta un libro alle spal­le di un altro, inti­man­do “Mani in alto! Ne ucci­de più il roman­zo che la spada”.
La let­te­ra è espo­sta al Laboratorio/FAAM, a Mila­no, nel­lo spa­zio dedi­ca­to alla mostra “Caro Lin­der… Sto­rie di testi e di edi­zio­ni nell’archivio  ALI — Erich Linder”.
Erich Lin­der è sta­to il più impor­tan­te agen­te let­te­ra­rio ita­lia­no del­la secon­da metà del Nove­cen­to. Così lo rac­con­ta Gior­da­no Bru­no Guer­ri: “… con la sua cul­tu­ra enor­me, il suo gusto finis­si­mo, la sua espe­rien­za decen­na­le e inter­na­zio­na­le, sape­va esse­re anche la cor­da tesa sull’abisso che divi­de lo scrit­to­re dal let­to­re…”.  A Lin­der sono lega­ti tan­ti e tan­ti nomi pre­sti­gio­si del­la nostra let­te­ra­tu­ra (Moran­te, Cal­vi­no, Ginz­burg, Bas­sa­ni, Ber­to, Scia­scia, Tuc­ci) dei qua­li ha cura­to rela­zio­ni e inte­res­si pres­so gli edi­to­ri e segui­to le edi­zio­ni all’estero; a lui si deve l’ingresso e il suc­ces­so del­la let­te­ra­tu­ra angloa­me­ri­ca­na nel nostro Paese.
La mostra rac­co­glie una sele­zio­ne di let­te­re trat­te dall’archivio del­la Agen­zia Let­te­ra­ria Ita­lia­na, di cui Erich Lin­der fu col­la­bo­ra­to­re, pri­ma, diret­to­re, poi. E offre un per­cor­so in cui vie­ne valo­riz­za­to non tan­to l’aspetto impren­di­to­ria­le e ammi­ni­stra­ti­vo del lavo­ro dell’agente, quan­to la pro­spet­ti­va sto­ri­ca e filo­lo­gi­ca, che per­met­te di vede­re il die­tro le quin­te di ope­re eccel­len­ti e di rico­strui­re le vicen­de che han­no por­ta­to alla loro ste­su­ra e pub­bli­ca­zio­ne. Nel­le let­te­re si rive­la e tra­di­sce anche la diver­sa natu­ra uma­na, intrec­cia­ta alle righe scrit­te a mano con gra­fie per­so­na­li, ordi­na­te, accom­pa­gna­te da note o dise­gni, e a quel­le scrit­te con la mac­chi­na da scri­ve­re, den­se, serie, a trat­ti, sor­pren­den­te­men­te iro­ni­che. Un epi­sto­la­rio ric­co e tal­vol­ta, imprevedibile. 

“Caro Lin­der” non è solo una espo­si­zio­ne tem­po­ra­nea, ma un pro­get­to più ampio, che da un anno vede lavo­ra­re una squa­dra di ricer­ca, gui­da­ta da Moni­ca Zanar­do, pro­fes­so­res­sa asso­cia­ta di Let­te­ra­tu­ra ita­lia­na all’Università di Pado­va, e  Vir­na Bri­gat­ti, pro­fes­so­res­sa asso­cia­ta di let­te­ra­tu­ra ita­lia­na con­tem­po­ra­nea all’Università di Mila­no, in col­la­bo­ra­zio­ne con la Fon­da­zio­ne Arnol­do e Alber­to Mon­da­do­ri e con il soste­gno del MIUR.

Vir­na Bri­gat­ti era già sta­ta ospi­te del­la nostra Acca­de­mia con una bel­lis­si­ma lezio­ne sul­le Cosmi­co­mi­che di Cal­vi­no.

A lei chie­dia­mo un pri­mo bilan­cio, a un anno dall’apertura del can­tie­re Linder.

“Il pro­get­to ha la dura­ta dii due anni, che pos­so­no sem­bra­re pochi per un lavo­ro così ampio e com­ples­so. Per noi è un pri­mo tas­sel­lo di quel­lo che auspi­ca­bil­men­te vor­reb­be esse­re una pro­get­tua­li­tà che con­ti­nua nel tempo,
Il can­tie­re nasce con l’obiettivo di get­ta­re le fon­da­men­ta di due per­cor­si. Uno, più pra­ti­co e fun­zio­na­le e che reste­rà in ere­di­tà a Fon­da­zio­ne Mon­da­do­ri, è la costru­zio­ne di un nuo­vo data­ba­se. L’archivio “ALI — Erich Lin­der” sarà acces­si­bi­le onli­ne sul sito del­la Fon­da­zio­ne attra­ver­so una masche­ra di inter­ro­ga­zio­ne, che per­met­te­rà agli uten­ti e ai ricer­ca­to­ri di con­sul­ta­re i con­te­nu­ti orien­tan­do la pro­pria ricer­ca. Non sarà cer­ta­men­te pos­si­bi­le esau­ri­re in due anni la sche­da­tu­ra orga­niz­za­ta di tut­te le car­te pre­sen­ti, però sarà il prin­ci­pio sostan­zio­so di un lavo­ro che potrà esse­re trac­cia per arri­va­re, nel tem­po, alla sche­da­tu­ra completa.”

Qual è il secon­do percorso?

“È lega­to agli esi­ti del­la ricer­ca in ter­mi­ni di con­te­nu­to, di ela­bo­ra­zio­ne e rac­con­to di quel­lo che le car­te con­ten­go­no. Abbia­mo già avu­to occa­sio­ne di pre­sen­ta­re in con­ve­gni i pri­mi esi­ti del­lo stu­dio del­le let­te­re: mol­te sono let­te­re ammi­ni­stra­ti­ve, altre, inve­ce, sono più testua­li e sono vere per­le pre­zio­se. Que­sto secon­do anno di can­tie­re sarà scan­di­to da un calen­da­rio fit­to e defi­ni­to di pub­bli­ca­zio­ni e con­ve­gni nei qua­li con­di­vi­de­re quel­lo che lo stu­dio del­la car­te ha rive­la­to e trac­cia­re una tra­iet­to­ria che apra la stra­da ad appro­fon­di­men­ti futuri.”

E’ la pri­ma vol­ta che vie­ne stu­dia­to l’archivio “ALI — Erich Linder”?

“No, non sia­mo i pri­mi ad ave­re stu­dia­to que­sto mate­ria­le.  Il fon­do è sta­to depo­si­ta­to e defi­ni­ti­va­men­te acqui­sta­to da Fon­da­zio­ne Mon­da­do­ri nel 2002 ed è già sta­to ogget­to di inda­gi­ne, prin­ci­pal­men­te nell’ottica di sto­ria dell’editoria, del­le tra­du­zio­ni e del­le let­te­ra­tu­re stra­nie­re. La novi­tà è nel nostro approc­cio che è, inve­ce, più let­te­ra­rio, testua­le, per cer­ca­re di rica­va­re indi­ca­zio­ni sul­le sto­rie dei testi, inten­den­do anche i pro­ces­si di costru­zio­ne del libro, la scel­ta degli indi­ci, dei tito­li, del­la strut­tu­ra testua­le. E’ un lavo­ro che intrec­cia quel­lo che si tro­va nell’archivio Lin­der con i docu­men­ti pre­sen­ti negli altri archi­vi (degli scrit­to­ri e degli edi­to­ri). Il dia­lo­go che tro­via­mo nel­le let­te­re è anche il dia­lo­go tra le fon­ti archivistiche.”

Negli ulti­mi anni sem­bra esser­si fat­ta più viva l’attenzione per il libro di car­ta. Come si con­ci­lia que­sto con un mon­do spin­to ver­so il vir­tua­le, dove anche la let­tu­ra sem­bra avve­ni­re su dispo­si­ti­vi elet­tro­ni­ci o è affi­da­ta agli audiolibri?

“For­se per­ché sia­mo in un’epoca che ha sma­te­ria­liz­za­to il libro, l’attenzione all’oggetto di car­ta qua­si può assu­me­re un cul­to feti­ci­sti­co: ci sono edi­to­ri che pro­pon­go­no nuo­ve edi­zio­ni pre­gia­te di ope­re, alcu­ne ormai fuo­ri dirit­ti, anche sem­pli­ce­men­te per­ché sono libri belli sul pia­no este­ti­co, dal pun­to di vista mate­ria­le. Allo stes­so tem­po, que­sta cen­tra­li­tà del libro di car­ta vie­ne pro­po­sta e cal­deg­gia­ta anche sui cana­li social. Quin­di, non è det­to che il vir­tua­le allon­ta­ni dall’oggetto car­ta­ceo, a vol­te, può qua­si crea­re un cir­co­lo di ritorno.”

In effet­ti, il feno­me­no del Book­Tok ha rivi­ta­liz­za­to tra i più gio­va­ni l’attenzione per i libri, ma pro­li­fe­ra­no anche mostre e mani­fe­sta­zio­ni che met­to­no al cen­tro il libro come ogget­to e l’editoria come insie­me di mestie­ri.  A che cosa è dovu­to que­sto interesse?

“Le mostre e le ini­zia­ti­ve pub­bli­che, che in modo pro­gram­ma­ti­co dan­no spa­zio e sto­ri­ciz­za­no i mestie­ri e gli ogget­ti dell’editoria, sono l’esito di una tra­di­zio­ne di stu­di matu­ra­ta nel­le uni­ver­si­tà a par­ti­re dagli ulti­mi due decen­ni del Nove­cen­to. In  que­sto arco tem­po­ra­le, non enor­me ma già sto­ri­ciz­za­bi­le, si sono con­so­li­da­ti stu­di che ave­va­no mos­so i pri­mi pas­si negli Anni Set­tan­ta, sep­pu­re anco­ra asi­ste­ma­ti­ci e spo­ra­di­ci, e ave­va­no acce­so l’attenzione sul­le case edi­tri­ci, sul­la sto­ria del libro non solo anti­co, ma anche moder­no e con­tem­po­ra­neo. Que­sto ha avu­to negli ate­nei, in par­ti­co­la­re a Mila­no, svi­lup­pi impor­tan­ti anche in ter­mi­ni di didat­ti­ca e costru­zio­ne di per­cor­si di stu­dio. Paral­le­la­men­te si è con­so­li­da­ta anche sul pia­no divul­ga­ti­vo una sen­si­bi­li­tà sui diver­si modi in cui un testo può esse­re pro­po­sto ai let­to­ri nel cor­so del tem­po e sul lavo­ro edi­to­ria­le che sta intor­no al libro, in chia­ve sto­ri­co — let­te­ra­ria o in chia­ve più pra­ti­ca e ope­ra­ti­va. Tra poco a Mila­no ci sarà Boo­k­ci­ty, la gran­de ker­mes­se cit­ta­di­na, che ogni anno offre, oltre alla pre­sen­ta­zio­ne tra­di­zio­na­le di libri, tan­ti spa­zi dedi­ca­ti ai mestie­ri e alle pro­fes­sio­ni dell’editoria.”

Esi­ste anco­ra, oggi, la figu­ra dell’agente letterario?

“Sì, sì, ce ne sono tan­tis­si­mi. La stes­sa agen­zia let­te­ra­ria di Lin­der, con­flui­ta nel­la attua­le Ita­lian Lite­ra­ry Agen­cy,  non ha smes­so di operare.
L’agente let­te­ra­rio nel nostro siste­ma è uno sno­do, a vol­te impre­scin­di­bi­le, soprat­tut­to per gli esor­dien­ti ai qua­li man­ca­no con­tat­ti diret­ti nel mon­do edi­to­ria­le — che resta comun­que un ambien­te, per quan­to nume­ri­ca­men­te signi­fi­ca­ti­vo, piut­to­sto chiu­so — e occor­re un tra­mi­te. Seb­be­ne, oggi, inter­net offra visi­bi­li­tà e pos­si­bi­li­tà di publi­shing, anche a costi bas­sis­si­mi, resta che i più impor­tan­ti casi di suc­ces­so edi­to­ria­le — come la saga di “After” — pur par­ten­do da un feno­me­no di self publi­shing, poi, appro­da­no sot­to il mar­chio di qual­che casa edi­tri­ce, per­ché que­sta resta garan­te di una qua­li­tà, se non let­te­ra­ria in sen­so stret­to, quan­to meno narrativa.”

Ma sem­bra esser­ci una sovrab­bon­dan­za di pro­du­zio­ne letteraria…

“Il siste­ma let­te­ra­rio anche in pas­sa­to — per­si­no quan­do la frui­zio­ne dei testi avve­ni­va per tra­smis­sio­ne ora­le — ha sem­pre avu­to del­le stra­ti­fi­ca­zio­ni com­ples­se tra l’alta let­te­ra­tu­ra e quel­la più da intrat­te­ni­men­to, più acces­si­bi­le. A noi sem­bra che nel pas­sa­to ci fos­se­ro solo Dan­te, Ario­sto, Man­zo­ni, Pari­ni, ma nel­la loro con­tem­po­ra­nei­tà ave­va­no accan­to altri auto­ri che han­no scrit­to cose effi­me­re, che non sono soprav­vis­su­te. Nel nostro tem­po, però, c’è un qual­co­sa di asso­lu­ta­men­te diver­so: tut­ta la varie­tà di pro­po­ste let­te­ra­rie si deve misu­ra­re con una quan­ti­tà pro­dut­ti­va che non ha egua­li nel pas­sa­to e che tro­va river­be­ro nel­la comu­ni­ca­zio­ne media­ti­ca che, in pre­ce­den­za, non è mai sta­ta così strut­tu­ra­ta e capil­la­re. Que­sto crea un enor­me pro­ble­ma di discer­ni­men­to, di pos­si­bi­li­tà di orientarsi.”

Come si può, allo­ra, ritro­va­re l’orientamento?

“Sicu­ra­men­te la media­zio­ne edi­to­ria­le resta impor­tan­te, per­ché dovreb­be dare del­le garan­zie. Non sem­pre, però, que­sto ruo­lo vie­ne svol­to in modo effi­ca­ce; acca­de che le dina­mi­che e le atten­zio­ni di tipo cul­tu­ra­le ven­ga­no sca­val­ca­te dal­le ragio­ni di ordi­ne eco­no­mi­co e com­mer­cia­le, attrat­te da un risul­ta­to eco­no­mi­co imme­dia­to. Diven­ta, quin­di, fon­da­men­ta­le che figu­re di un altro tipo di media­zio­ne — come gli inse­gnan­ti o i cen­tri di cul­tu­ra, che agi­sco­no in una dire­zio­ne for­ma­ti­va e edu­ca­ti­va — inse­gni­no a leg­ge­re non in ter­mi­ni alfa­be­ti­ci ma in ter­mi­ni let­te­ra­ri, gui­di­no i ragaz­zi a col­ti­va­re la sen­si­bi­li­tà sti­li­sti­ca e ver­so le strut­tu­re più pro­fon­de di un testo scrit­to, per capi­re la dif­fe­ren­za tra scrit­tu­ra (che può ave­re un valo­re nar­ra­ti­vo, rispon­de­re a un biso­gno imme­dia­to anche impor­tan­te, ma non rie­sce a diven­ta­re let­te­ra­tu­ra) e letteratura.”

La cura del libro è nel libro stesso.

“Sì, è impor­tan­te il con­fron­to con la scrit­tu­ra anche in ter­mi­ni fisi­ci. È il rap­por­to con una paro­la che tro­via­mo sul­la car­ta e coin­vol­ge tut­ti i mec­ca­ni­smi di tipo cogni­ti­vo e intel­let­ti­vo, che ven­go­no atti­va­ti e rispon­do­no al sup­por­to car­ta­ceo. In ter­mi­ni for­ma­ti­vi — lo vedo in uni­ver­si­tà, ma anche con i miei figli  – il rap­por­to con l’oggetto libro car­ta­ceo resta un pro­ces­so intel­let­ti­vo, di costru­zio­ne del­le capa­ci­tà logi­che, di ragio­na­men­to del sen­so, impre­scin­di­bi­le.  Ed è lì che si misu­ra tut­ta una serie di sen­si­bi­li­tà che devo­no esse­re col­ti­va­te e fan­no par­te di una pro­fon­da capa­ci­tà di leggere.”

Qua­le con­si­glio dareb­be a un ragaz­zo che oggi aves­se l’aspirazione di scrivere?

“Per pri­ma cosa, leg­ge­re. Nel­la fase di ela­bo­ra­zio­ne del­la pro­pria crea­ti­vi­tà, biso­gna leg­ge­re tan­to, leg­ge­re di tut­to, per esse­re con­sa­pe­vo­li dei tan­ti, diver­sis­si­mi modi in cui si può scri­ve­re, inclu­den­do anche fumet­ti, tele­vi­sio­ne, roto­cal­chi. Tut­ti i gran­di scrit­to­ri han­no dedi­ca­to infi­ni­to tem­po, fati­ca e sfor­zo al con­fron­to con i gran­di testi del pas­sa­to e del contemporaneo.
Il peri­co­lo che cor­ro­no, oggi, i ragaz­zi è che, se dal­la scuo­la, dal­la fami­glia, dai luo­ghi di for­ma­zio­ne cul­tu­ra­le non arri­va­no indi­ca­zio­ni sul­le diver­si­tà dell’espressione scrit­ta, in libre­ria incon­tri­no solo libri che han­no uno sti­le uni­for­me, pia­ce­vo­le, cor­ret­to, ma fini­sce lì. La tec­ni­ca esi­ste, la scrit­tu­ra è anche arti­gia­na­to, ma diven­ta­re let­te­ra­tu­ra è un per­cor­so più lun­go e in par­te, nasce den­tro l’individuo in un modo che non può esse­re indot­to dall’esterno, in par­te, matu­ra nel con­fron­to con i testi let­te­ra­ri che han­no supe­ra­to la sele­zio­ne del tem­po. Lì si met­te alla pro­va la pro­pria voca­zio­ne let­te­ra­ria e si assor­be una lin­gua, una sen­si­bi­li­tà che, poi, può esse­re tra­dot­ta in una nuo­va scrittura.”

E se col­ti­vas­se il sogno di far­si pubblicare?

“Pub­bli­ca­re, esse­re pub­bli­ca­ti è dif­fi­ci­lis­si­mo. Seguen­do le trac­ce di Lin­der, abbia­mo det­to quan­to sia neces­sa­rio, anche oggi, entra­re in con­tat­to con una agen­zia let­te­ra­ria e poi, cer­ca­re e fre­quen­ta­re gli spa­zi e le occa­sio­ni in cui li mon­do dell’editoria si incon­tra. Con­sa­pe­vo­li che è un pro­ces­so dif­fi­ci­le, sen­za cer­tez­za di buon risultato.
Una via da non tra­scu­ra­re è quel­la del­le rivi­ste let­te­ra­rie: onli­ne, ce ne sono alcu­ne mol­to serie e vali­de. Le rivi­ste sono anco­ra, come lo sono sta­te per tut­to il Nove­cen­to, uno spa­zio inter­me­dio tra l’editoria e il momen­to in cui si sta cer­can­do di far­si rico­no­sce­re. Sono spa­zi più mos­si e più eco­no­mi­ci, nei qua­li si può ini­zia­re a misu­ra­re la pro­pria scrit­tu­ra e con­fron­tar­si sul­la ricer­ca let­te­ra­ria presente.”

La mostra “Caro Lin­der… Sto­rie di testi e di edi­zio­ni nell’Archivio ALI ‑Erich Lin­der” al Laboratorio/FAAM, via Mar­co For­men­ti­ni 10, è aper­ta fino al 6 novem­bre. Ingres­so libero.



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