IL SECONDO CICLO DELLA SCUOLA PRIMARIA


Il secondo ciclo della scuola primaria: caratteristiche dei programmi 

I pro­gram­mi del secon­do ciclo (clas­si III-IV‑V) sono pure carat­te­riz­za­ti, come quel­li del pri­mo, dall’esigenza di man­te­ne­re la scuo­la su una linea di con­ti­nui­tà natu­ra­le con quan­to l’alunno ha già impa­ra­to nel­la fami­glia, nel suo ambien­te natu­ra­le e socia­le, dal­le isti­tu­zio­ni edu­ca­ti­ve frequentate.
Una carat­te­ri­sti­ca pro­pria di que­sto ciclo con­si­ste nel fat­to che l’ambiente edu­ca­ti­vo si dila­ta in diver­se atti­vi­tà com­ple­men­ta­ri. I pro­gram­mi del secon­do ciclo han­no una sin­go­la­re carat­te­ri­sti­ca fun­zio­na­le: sono gli anni cen­tra­li dell’istruzione obbli­ga­to­ria, con domi­nan­te fun­zio­ne “media­tri­ce”: si ten­de a rea­liz­za­re, quan­to meglio è pos­si­bi­le, il pas­sag­gio dall’esperienza glo­ba­le al sape­re siste­ma­ti­co, median­te la cul­tu­ra armo­ni­ca di tut­te le attività. 

Dal pun­to di vista edu­ca­ti­vo, que­sti anni sono carat­te­riz­za­ti da una più espli­ci­ta for­mu­la­zio­ne dell’azione for­ma­ti­va del­la scuo­la in ordi­ne alle esi­gen­ze del­la per­so­na, in riguar­do par­ti­co­lar­men­te alla for­ma­zio­ne fisi­ca, este­ti­ca, intel­let­tua­le, eco­no­mi­ca, mora­le, reli­gio­sa: con l’appagamento del­le esi­gen­ze essen­zia­li del­la per­so­na nel com­por­si armo­ni­co del­le cor­ri­spon­den­ti atti­vi­tà, si attua l’educazione inte­gra­le.
Ade­ren­do alla psi­co­lo­gia pro­pria del­la fan­ciul­lez­za nel­la fase di svi­lup­po dagli otto agli undi­ci anni, i pro­gram­mi riflet­to­no le carat­te­ri­sti­che psi­co­lo­gi­che di que­sta età e si richia­ma­no all’esercizio dell’intuizione, al moti­vo dell’interesse, alle atti­vi­tà moto­rie ed espres­si­ve. Con rife­ri­men­to all’organizzazione inter­na del­la scuo­la, si accen­tua il pro­gres­si­vo pas­sag­gio dal gio­co al lavo­ro sco­la­sti­co, favo­ren­do eser­ci­zi di squa­dra e gio­chi ordi­na­ti di movi­men­to di gruppo.

Dal pun­to di vista didat­ti­co, si affer­ma il lavo­ro di grup­po in cui entra­no anco­ra ele­men­ti intui­ti­vi, ma com­pa­io­no anche aspet­ti logi­ci, in cui si inse­ri­sco­no sem­pre fat­to­ri ope­ra­ti­vi, ma sem­pre meglio finalizzati.
Si può dun­que rias­su­me­re la didat­ti­ca di que­sto secon­do ciclo sco­la­sti­co col meto­do del­la risco­per­ta, cui con­tri­bui­sce il cre­scen­te pos­ses­so da par­te degli alun­ni del­le tec­ni­che del­la con­ver­sa­zio­ne, del­la let­tu­ra, del­la scrit­tu­ra, dell’osservazione, del cal­co­lo, del dise­gno, del­le atti­vi­tà operative.

Caratteristiche del fanciullo nel secondo ciclo della scuola primaria

Mi sem­bra neces­sa­rio apri­re a que­sto pun­to una bre­ve paren­te­si per esa­mi­na­re gli aspet­ti salien­ti del­la per­so­na­li­tà del fan­ciul­lo nell’età in cui fre­quen­ta il secon­do ciclo del­la scuo­la pri­ma­ria (8–11 anni). Infat­ti non è con­ce­pi­bi­le un’o­pe­ra edu­ca­ti­va che non si basi su una soli­da cono­scen­za del fan­ciul­lo, del suo rit­mo di svi­lup­po e del­le sue effet­ti­ve capa­ci­tà di apprendimento.

A otto-nove anni, «il pen­sie­ro acce­de alla logi­ca e il bam­bi­no, pur ope­ran­do sul con­cre­to, com­pie le pri­me astra­zio­ni e gene­ra­liz­za­zio­ni. Le mag­gior capa­ci­tà di cri­ti­ca e la mag­gior liber­tà di giu­di­zio si accom­pa­gna­no a una mag­gior auto­no­mia e dif­fe­ren­zia­zio­ne del­le imma­gi­ni paren­ta­li e a una mag­gior istin­ti­vi­tà; il bam­bi­no ormai ricer­ca nei coe­ta­nei model­li di vita e sfo­go alle ten­sio­ni pri­ma pre­va­len­te­men­te rivol­te all’a­dul­to» (1).

Il pen­sie­ro del fan­ciul­lo di die­ci o undi­ci anni acqui­sta una sua coe­ren­za inter­na, egli ha mag­gio­ri pos­si­bi­li­tà di astra­zio­ne, ini­zia in que­sto perio­do a poter ope­ra­re men­tal­men­te non più solo sul con­cre­to; entria­mo nel­lo sta­dio del pen­sie­ro for­ma­le del Piaget.
Nei pri­mi due anni di scuo­la il fan­ciul­lo, che è anco­ra pro­fon­da­men­te dipen­den­te dal pun­to di vista del­l’a­dul­to, dove impa­ra­re ad accet­ta­re le rego­le e le pro­po­ste del mae­stro, deve fis­sa­re e auto­ma­tiz­za­re i pri­mi inse­gna­men­ti che gli ven­go­no comu­ni­ca­ti; nel secon­do ciclo si richie­de al fan­ciul­lo una mag­gior auto­no­mia, egli vie­ne impe­gna­to in un lavo­ro più personale.
Il fan­ciul­lo che fre­quen­ta una clas­se del secon­do ciclo deve ini­zia­re ad espri­me­re il pro­prio pen­sie­ro e i pro­pri sen­ti­men­ti, le pro­prie cri­ti­che o rifles­sio­ni; deve trar­re da solo le con­se­guen­ze del­l’os­ser­va­zio­ne del­la real­tà. Nel cor­so del secon­do ciclo si svi­lup­pe­ran­no dun­que man mano le capa­ci­tà di cri­ti­ca, di con­cet­tua­liz­za­zio­ne, di astra­zio­ne e il pen­sie­ro acce­de­rà, alla fine del­la sco­la­ri­tà ele­men­ta­re, dal­la logi­ca con­cre­ta alla logi­ca formale.
«Ma lo svi­lup­po del­le capa­ci­tà di cri­ti­ca e di giu­di­zio pre­sup­po­ne neces­sa­ria­men­te una minor dipen­den­za affet­ti­va dal­l’a­dul­to e una mag­gior auto­no­mia dal­la sua opi­nio­ne, una mag­gior pos­si­bi­li­tà di ini­zia­ti­va e di respon­sa­bi­li­tà per­so­na­le sul pia­no pra­ti­co, una pos­si­bi­li­tà di rap­por­ti e di scam­bi, sul pia­no socia­le, sem­pre più libe­ri ed evo­lu­ti. Le espe­rien­ze che il bam­bi­no ha del grup­po dei coe­ta­nei sono da que­sto pun­to di vista fon­da­men­ta­li» (1).

Infat­ti il luo­go otti­ma­le in cui il fan­ciul­lo può vive­re l’e­spe­rien­za del­la soli­da­rie­tà, del­lo sfor­zo comu­ne teso alla rea­liz­za­zio­ne di un fine, è l’at­ti­vi­tà spon­ta­nea, il rap­por­to con i coe­ta­nei; gra­zie a que­ste espe­rien­ze egli rie­sce a ren­der­si più libe­ro dal­l’in­fluen­za domi­nan­te del­l’a­dul­to.

Si assi­ste in que­sto perio­do al pas­sag­gio dal­lo sta­dio del­la gelo­sia e del­la riva­li­tà a quel­lo del­lo “spi­ri­to di cor­po” fra ami­ci e si nota che il fan­ciul­lo è in gra­do di sod­di­sfa­re in modo più matu­ro e socia­le il suo biso­gno di com­pe­ti­zio­ne, di autoaf­fer­ma­zio­ne, di cono­scen­za. Negli anni del­la scuo­la ele­men­ta­re, ove l’a­dul­to sap­pia rispon­de­re alle esi­gen­ze di auto­no­mia e di ini­zia­ti­va del bam­bi­no e sap­pia offrir­gli sod­di­sfa­cen­ti scam­bi socia­li e cen­tri di inte­res­se, le ener­gie, gli affet­ti, le pul­sio­ni, non più impe­gna­te nel­la solu­zio­ne dei con­flit­ti pro­pri del­le cri­si edi­pi­ca, potran­no subli­mar­si e neu­tra­liz­zar­si nel pia­ce­re di fare o di cono­sce­re, favo­ren­do così la matu­ra­zio­ne intel­let­tua­le e il con­so­li­dar­si del­la per­so­na­li­tà. Segue poi intor­no ai 10–11 anni, nel­l’e­tà del­l’ul­ti­ma clas­se ele­men­ta­re, la fase pre­pu­be­ra­le, cioè un perio­do di minor sta­bi­li­tà affet­ti­va in cui l’equilibrio pre­ce­den­te, carat­te­riz­za­to da un pre­do­mi­nio del­l’Io sul­la vita istin­ti­va, si rom­pe per una nuo­va pous­sée istin­tua­le, lega­ta ai muta­men­ti bio­lo­gi­ci in corso.

Alla fine del secondo ciclo.

Per quan­to riguar­da le capa­ci­tà e i con­te­nu­ti cul­tu­ra­li che il fan­ciul­lo deve pos­se­de­re, i pro­gram­mi spe­ci­fi­ca­no che “alla fine del ciclo didat­ti­co, l’alunno dovrà pos­se­de­re in modo orga­ni­co e com­ple­to la tec­ni­ca del­le ope­ra­zio­ni sui nume­ri inte­ri e deci­ma­li,” e dovrà inol­tre “esse­re in gra­do di espri­mer­si cor­ret­ta­men­te, a voce e per iscrit­to, sen­za erro­ri di orto­gra­fia e mor­fo­lo­gia e con sin­tas­si cor­ret­ta.”

Per la sto­ria, geo­gra­fia e scien­ze i pro­gram­mi pre­scri­vo­no che, par­ten­do dall’ambiente, il ragaz­zo sia gui­da­to “dal­la glo­ba­le intui­zio­ne dell’ambiente alle pri­me ana­li­si dei con­te­nu­ti rile­va­ti nell’ambiente stesso.”
Si avver­te inol­tre che “si deve far leva per ban­di­re dal­la scuo­la pri­ma­ria ogni ingom­bran­te nozio­ni­smo e ogni pre­co­ce e pre­ma­tu­ra siste­ma­ti­ci­tà del sapere.”

Pur­trop­po il nozio­ni­smo impe­ra soprat­tut­to per quan­to riguar­da sto­ria, geo­gra­fia e scien­ze. Signi­fi­ca­ti­vo è il ter­mi­ne scien­ze, che nel­la scuo­la media è sta­to sosti­tui­to da osser­va­zio­ni scien­ti­fi­che, con cui si vuo­le sot­to­li­nea­re l’atteggiamento di osser­va­zio­ne, che è neces­sa­rio man­te­ne­re di fron­te alla natu­ra. Solo così il ragaz­zo sarà aiu­ta­to a vive­re una espe­rien­za inte­rio­re, sul­la qua­le sol­tan­to può sor­ge­re, doma­ni, un vero e orga­ni­co inse­gna­men­to di scienze.

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(1) BOL­LEA, Gio­van­ni, Disa­dat­ta­ti e mino­ra­ti, cit., pag. 19.



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